una coccola per due

Scritto da Erica

Osteopata

27 Set 2020 | Osteopatia

Una coccola per due

La preparazione al parto insieme all’osteopata

Tante donne, fortunatamente, vivono il periodo della gravidanza in una sensazione di totale benessere.

Pur non avendo alcun dolore, è importante essere seguite dall’osteopata in questa delicata fase della vita: le sedute non sostituiscono in alcun modo il monitoraggio ostetrico-ginecologico convenzionale, ma lo accompagnano rendendo tutto più armonico.

Il regolare svolgimento del parto potrebbe essere alterato da alcuni eventi passati:

  • nel caso la donna abbia subito traumi, come ad esempio una caduta diretta sul sacro/coccige o una frattura del bacino; 
  • nel caso in cui sia già mamma e abbia un esito cicatriziale perineale da episiotomia o lacerazione spontanea.

Tutte queste condizioni si ripercuotono negativamente sulla mobilità del bacino e della colonna vertebrale: è bene ricordare però che l’equilibrio funzionale delle strutture coinvolte nella meccanica del parto è fondamentale, a prescindere da eventuali traumi pregressi.

Il trattamento osteopatico durante la gravidanza, quindi, è molto utile per preparare il corpo della donna ad affrontare un parto in modo che sia il più fisiologico possibile.

Le fasi del travaglio in cui possono verificarsi delle difficoltà sono:

  • il periodo dilatante, in cui la cervice si appiana e, appunto, si dilata, consentendo al feto di scendere all’interno del bacino;
  • Il periodo espulsivo, in cui il feto prosegue il suo viaggio nel canale vaginale con i movimenti di rotazione, deflessione e controrotazione per nascere.

Durante i trattamenti, vengono effettuate tecniche sicure sia per la mamma che per il feto, volte a ripristinare l’equilibrio del tono del pavimento pelvico e a migliorare la mobilità delle articolazioni del bacino, oltre a tecniche nella parte superiore del corpo per preparare i tessuti all’avvio dell’allattamento.

Rif. scientifico: J.M. Lavelle, “Osteopathic Munipulative Treatment in Pregnancy Women”, J Am Osteopath Assoc. 2012;112(6):343-346

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